Antiqua: spazi sonori e contesti del passato

By admin on Giugno 4, 2016 — 38 mins read

«Antiqua» è una collana d’incisioni inedite e monografie dedicate a composizioni e contesti dal Trecento al Settecento, esce in edicola con periodicità tri-quadrimestrale dal 2009. I testi sono tutti nostri e anche la raccolta iconografica e spesso la ricerca stessa del repertorio e degli artisti. Copertina e impaginato sono realizzati internamente presso la redazione di «Classic Voice».

Ariosto e la musica. Opere e concerti dall’Orlando Furioso
L’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, poema epico sommitale della letteratura italiana rinascimentale, ha intriso di sé anche la storia dell’arte figurativa e della musica, suggerendo materiale poetico per intonazioni madrigalistici e avvincenti trame per il melodramma italiano, da Lully a Handel fino a Mayr. Nel libro, con l’aiuto di Carlo Fiore e Carlo Vitali, ripercorriamo le forme di questo straordinario lascito artistico e musicale alla cultura europea. La prima opera “ariostesca” è anche il primo melodramma scritto da una donna: la Liberazione di Ruggiero dall’isola di Alcina (1625) di Francesca Caccini, cantatrice e autrice di musiche, figlia d’arte, donna intellettuale. La composizione, scritta nell’eloquente stile del “recitar cantando”, fu fra le prime a essere eseguite anche fuori dall’Italia, contribuendo alla rapidissima e inarrestabile conquista del mondo da parte della più stupefacente e spettacolare invenzione italiana, il teatro d’opera. La proponiamo nella grintosa e sensibile esecuzione di Elena Sartori alla testa dell’ensemble specializzato Melodi Cantores.

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Amburgo nel Settecento. L’arte di Telemann tra ombre e Lumi
Nella Germania settentrionale, agli albori dell’Illuminismo, sopravvive fino all’estinzione uno strumento dalla voce nobile e antica: la viola da gamba. Le Fantasie per viola da gamba senza accompagnamento di Georg Philipp Telemann, sono coeve e simboliche di questa temperie perché danno voce sia alle ragioni di un passato che resiste, sia a quelle di un presente che tende ad imporsi. A intonare la dialettica tra ancien régime e borghesia, un virtuoso della “basse de viole” e del suo tipico “suonar parlante”.
Le 12 Fantasie per viola da gamba di Georg Philipp Telemann, ritenute perdute, sono appena state ritrovate e vengono qui eseguite dall’autorevole e fantasioso violista Cristiano Contadin in quella che è una delle primissime registrazioni mondiali.

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La musica del Giubileo.Un Vespro seicentesco per la Divina Misercordia
Nel libro –L’origine e la storia dei Giubilei, il fervore di lettere e arti mobilitate in occasione dei grandi pellegrinaggi, il racconto di come Roma abbia affrontato il Giubileo all’inizio del Seicento, quando anche i compositori in programma erano arruolati per cantare la gloria della Chiesa cattolica.
Nel cd inedito –Nell’anno del Giubileo della Misericordia, un “Vespro della Divina Misericordia” che accosta brani di Tarquinio Merula, Claudio Monteverdi e Girolamo Frescobaldi scritti sui testi della domenica in albis, che papa Giovanni Paolo II, nel 2000 ha voluto consacrare proprio alla Divina Misericordia. L’esecuzione è affidata a Giovanni Acciai, Ivana Valotti e al Nova ars cantandi.

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Genova nel Seicento. Musica e violinisti al tramonto della Repubblica
Nel libro – Genova, seconda metà del Seicento: prima di capitolare agli assalti francesi, la Superba Repubblica vive un ultimo malinconico, stupendo e intenso periodo di fasti in architettura pittura e musica.
Nel cd inedito – Le più belle e sconosciute musiche strumentali di autori quali Guerrieri, Guido, Bitti e Rossi, detto anche “Michel Angelo del violino”. Ma, tra i diversi autori che operarono a Genova, troviamo anche la “romantica” figura di Alessandro Stradella, compositore di genio che in quella città venne assassinato.

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La musica al tempo di Dante. Monodia e polifonia nella Divina Commedia
Nei 2 cd inediti – Inferno, Purgatorio e Paradiso: in tutte le cantiche della Divina Commedia Dante fa riferimento alla musica del suo tempo. Questo doppio disco dell’Ensemble San Felice diretto da Federico Bardazzi fa risuonare suoni, brani, tradizioni e compositori che il Poeta conobbe e frequentò, dal gregoriano alla “nuova” polifonia. Ogni passo “musicale” della Commedia viene recitato, commentato e completato dall’esecuzione delle musiche richiamate dai suoi versi, a cui con la tecnica medievale del contrafactum sono stati attribuite le stesse parole dantesche. Sonetti, canzoni, terzine dantesche risuonano così alla maniera duecentesca, in un polistilismo musicale tipico della sua epoca.
Nel libro – Dante non ha mia scritto musica ma attorno a lui il mondo delle chiese e dei castelli medievali risuonava di un ampio e variopinto repertorio di canti e strumenti solo parzialmente conservatosi fino a oggi. Nel volume si ricostruisce il contesto storico dantesco, il rapporto tra nuova musica polifonica e altre arti, e si chiarisce il “pensiero” musicale di Dante, che collocava la nuova arte polifonica in Paradiso…

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La Musica dei Mercanti. I concerti serali del Seicento
Nel libro – Il Barocco è l’epoca in cui l’Occidente conquista definitivamente la notte, vivendola, iniziando a non temerla sempre meno, intuendone le possibilità di concentrazione, astrazione, misticismo che, fra l’altro, favoriscono il fiorire di nuova musica non solo profana (e teatrale) per il divertimento di borghesi e mercanti ma anche edificante, destinata a momenti di preghiera e di “concerto” vocale e strumentale da tenersi alla sera, in una tradizioni in cui maestri del Nord Europa come Buxtehude e Bruhns elaborano il proprio stile anche attraverso lo studio dei modelli italiani di Monteverdi e Bassani. Nel volume curato da Carlo Fiore i contributi di Giovanni Acciai e Ivana Valotti, protagonisti del cd.
Nel cd inedito – Incorniciati da due poderosi preludi per organo di Nicolaus Bruhns, il grande ma misconosciuto violinista, organista, gambista e compositore tedesco che creò musica per i “concerti serali” dei mercanti tedeschi del Seicento, scorrono mottetti e cantate dello stesso Bruhns (De Profundis), di Buxtehude (Jesu dulcis memoria) e di Schiefferdecker (In te Domine speravi), accostati ai modelli di Monteverdi (Confitebor tibi Domine) e Bassani (Laudate Dominum). Uno spaccato del far musica “spirituale” in occasioni “borghesi” attraverso l’Europa, restituito dall’Ensemble vocale e strumentale Nova Ars Cantanti diretto da Giovanni Acciai e dall’organo di Ivana Valotti.

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Parigi nel Seicento. Musica e arti nella Versailles di Luigi XIV
Nel cd inedito – Due importanti partiture di Jean-Baptiste Lully, il Te Deum e il Dies Irae, emblemi del rapporto del musicista toscano con la Versailles del Re Sole, eseguite dalla Magnifica comunità (con strumenti originali) e dai Melodi Cantores diretti da Elena Sartori. Secondo la direttrice “questo disco si propone di offrire una lettura italiana di due tra le maggiori opere di Lully su testo latino. Nonostante la tradizione storica assimili senza distinguo Lully al novero dei compositori francesi, e nonostante il rifiuto esplicito dello stile italiano manifestato dallo stesso autore, la scrittura lullista su testo latino presenta tratti fortemente distanti dai contemporanei d’oltralpe, segnalandosi per una cantabilità, una consapevolezza della metrica e una cristallina rinuncia ai facili artifici che sembrano tradursi, soprattutto nel Dies Irae, in un fraseggio di ampiezza e respiro istintivamente italiani”.
Nel libro – A Versailles, durante il regno di Luigi XIV, il sovrintendente musicale Jean-Baptiste Lully, toscano trapiantato in Francia, elabora uno stile compositivo che da allora a oggi non solo è la quintessenza del barocco francese ma anche di quel barocco francese che dapprima è diventato paradigma di tutta l’europa del tardo Ancien Régime, poi simbolo sonoro tout court di maestosità e “luminosità”: “musica-sole” per un re apollineo. Gli stessi toni vengono mantenuti, secondo un attentissimo programma di “immagine coordinata” anche nella musica sacra di Lully, qui rappresentata da due splendidi esempi di “Grand motet”: Il “Dies Irae” e il “Te Deum”.

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Lisbona nel Settecento. Musica e rinascita sulle ceneri del terremoto
Nel doppio cd inedito – Quando i viaggiatori che partivano e tornavano dalle Americhe si fermavano a Lisbona e lo ascoltavano rimanevano impressionati dalla grandezza severa dei suoi contrappunti: è il Mattutino de’ morti di Davide Perez, napoletano di nascita, palermitano di adozione, compositore attivo nella capitale del Portogallo negli anni successivi al terremoto del 1755, di cui ricordò i morti con questa eccelsa partitura a lungo dimenticata. La esegue l’Ensemble Elyma e il Coro Antonio il Verso diretti da Gabriel Garrido dopo l’emozionante presentazione dal vivo nella chiesa della Gancia di Palermo.
Nel libro – La Lisbona del Settecento era pronta ad inaugurare il nuovo teatro d’opera, l’Opera sul Tago, con un melodramma di Davide Perez, l’Alessandro delle Indie, dunque con una celebrazione dell’antica potenza portoghese. Ma il terribile terremoto del 1755 la rase al suolo, riducendo le sue ambizioni: ma aprì anche alla possibilità di una modernizzazione di tipo “illuminista” colta da coloro che si trovarono a ricostruirne il profilo: è la vicenda della capitale lusitana che raccontiamo tra fatti storici, musica, cultura e arti.

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Berlino nel Settecento. Musica e arte all’epoca di Federico Il Grande
Nel libro – Durante il regno di Federico II, non appena la ragion di stato e le campagne militari lo permettono, Berlino e la reggia di Sans Souci si animano di ogni forma di arti ed erudizione ma soprattutto di musica, perché l’imperatore non è un mero ascoltatore ma un intenditore di prim’ordine e un flautista provetto. Attorno a lui alcuni fra i migliori compositori del secondo Settecento, fra cui il ritroso e talentuosissimo Carl Philipp Emanuel Bach (1714-1788), che al sovrano e al suo strumento dedicò tanta musica da eseguire spesso insieme: il re di Prussia al “traversiere” e il figlio del Dio della musica al clavicembalo o al fortepiano.
Nel cd inedito – Sonate, fantasie, rondò per flauto (traversiere) e fortepiano di Carl Philipp Emanuel Bach, il più bravo dei figli di Johann Sebastian legato alla nuova estetica della “sensibilità”; ma anche il compositore più vicino a Federico il Grande, sovrano di Prussia, mecenate, amante delle arti e flautista per diletto. Il flautista Carlo Ipata e il pianista Riccardo Cecchetti eseguono queste splendide musiche su strumenti originali.

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Lubecca nel Seicento. Musica e liturgia pasquale nelle città della Lega anseatica
Nel libro – Dietrich Buxtehude, celebrato organista della Marienkirke di Lubecca, di origini danesi, scrisse per il suo strumento ma lasciò anche una gran quantità di musica sacra vocale, fra cui spicca per sintesi retorica e formale il ciclo di sette cantate pasquali Membra Jesu Nostri BuxWV 75, dedicate ai Piedi, alle Ginocchia, alle Mani, ai Fianchi, al Petto, al Cuore e al Volto di Gesù. La sua musica – vetta stilistica del barocco tedesco e modello sul quale si formò la scrittura vocale di Johann Sebastian Bach – nata in una città-laboratorio della nascente borghesia mercantile, mantiene intatte le sue enormi potenzialità espressive ed è tappa obbligata di qualsiasi itinerario conoscitivo attraverso il repertorio sacro del Seicento.
Nel cd inedito – Membra Jesu Nostri BuxWV 75 di Dietrich Buxtehude con l’ensemble RossoPorpora diretto da Walter Testolin.

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Corelli a Roma
Trecento anni fa moriva Arcangelo Corelli, uno di quei compositori che – come Josquin e Palestrina prima, e come Beethoven e Wagner dopo – divennero icona di un’epoca, modello formale universalmente ammirato, fonte di emulazione, “classico” di un genere: la musica strumentale italiana. Corelli divenne l’Orfeo dei suoi tempi durante l’apogeo del mecenatismo musicale romano di Cristina di Svezia, Benedetto Pamphili e Pietro Ottoboni, quando, ancora una volta nella storia, tutte le strade, anche quelle dell’arte, portavano a Roma, dove il Barocco viene aggiornato dai maestri “neoclassici” dell’Arcadia.

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Parigi negli anni di Napoleone
Nel libro – Tra la Rivoluzione francese e la Restaurazione, a Parigi, in Francia, in Europa, nel mondo si consuma l’esperienza politica, militare e culturale di Napoleone, “l’ultimo imperatore” d’Occidente. Dopo di lui l’Ancien Régime sarà finito per davvero, nonostante qualsiasi tentativo formale di tornare indietro. In questo quarto di secolo convulso e densissimo, la musica francese produce freneticamente nuove opere dai molteplici influssi, le cui caratteristiche e la cui scrittura orchestrale costituiscono alcune fra le principali componenti del nascente Romanticismo.
Nel cd – Un panorama della musica in scena nella Parigi napoleonica, tra ouverture d’opera, arie da tragedie lyrique e sinfonie di Herold, Cherubini, Spontini, Mehul, Kreutzer eseguiti dai migliori gruppi che si dedicano alla riscoperta del repertorio francese del primo Ottocento sotto l’egida del Palazzetto Bru Zane, il centro per la musica “romantica” francese a cui si deve anche la valorizzazione e lo studio di questi inediti tesori musicali.

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La Milano dei Borromeo
Nel libro – Questo progetto discografico offre l’occasione per scoprire una grande famiglia milanese, come i Borromeo, due suoi illustri rappresentanti, Carlo e Federico, muoversi in quella Milano seicentesca fissata nella memoria di tutti dalla penna di Manzoni. Il cardinale, le arti, la cultura, la musica della Milano all’inizio del Seicento sono rievocati in un affascinante affresco.
Nel cd – Nella quasi totale assenza di testimonianze documentarie sulle origini del teatro musicale milanese, la Musica a più voci di Giulio Cesare Ardemanio, pubblicata da Graziadio Ferioli nel 1628, riveste un’importanza storica cruciale. Essa infatti rappresenta la prima testimonianza superstite di musica per il teatro composta da un milanese, stampata a Milano ed ivi rappresentata in una circostanza nota. Le musiche furono composte in occasione della rappresentazione di un’azione pastorale in onore di san Carlo Borromeo, recitata durante il carnevale del 1628 dagli allievi del Collegio di Santa Maria dei Nobili, che erano anche autori dei testi poetici musicati. Musica d’occasione, ma sufficientemente viva e spigliata da mostrare, oltre al mestiere, la versatilità e il gusto aggiornato del loro autore: figura di fama grande ai tempi suoi, oggi riportata all’attenzione della musicologia dopo quasi quattro secoli di oblio e qui eseguita dai solisti dell’Accademia dell’Annunciata diretti da Riccardo Doni.

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I suoni di Tiepolo
La musica di Giovanni Benedetto Platti, padovano, barocca dentro e classica fuori, è connaturata all’idea dell’Europa cosmopolita nella quale egli visse. Scenario privilegiato ne fu la reggia imperiale di Würzburg, allora di nuova costruzione, il cui mecenatismo illuminato esigeva la “consacrazione” che solo il “genio” italiano sembrava poter dare. Insieme a Platti si ritrovarono a palazzo anche altri maestri d’arte, primo fra tutti Gianbattista Tiepolo. Di Platti sono presentati tre Concerti per violoncello e archi – riconoscibili fra gli archetipi del repertorio solistico di questo strumento – e due Concerti ricavati dalla parafrasi di altrettante Sonate dell’Op. V di Arcangelo Corelli. Con questi brani – gesto di omaggio al compositore sommo del Seicento italiano cui l’intero mondo musicale tributò gli onori – lo scettro della musica strumentale viene idealmente ceduto dall’Italia alla Germania, che l’avrebbe retto saldamente per un secolo e mezzo.
Nel cd inedito – I “Concerti a violoncello obbligato” e i “Concerti grossi dall’Op. V di Corelli” di Giovanni Benedetto Platti riscoperti e incisi per la prima volta dall’Ensemble Cordia diretto da Stefano Veggetti.

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Mantova e Ferrara capitali del Rinascimento
Nel libro – Ferrara, Mantova, Modena e Verona, gli Este e i Gonzaga, le ultime propaggini di una delle stagioni più floride del mecenatismo italiano. In musica, mentre stanno per avviarsi le sperimentazioni del recitar cantando e del teatro d´opera dei primordi, la forma preferita è il madrigale: a praticarla i maestri della polifonia italiana settentrionale: da Marenzio a Ingegneri, da Gabrieli a Ruffo, insieme agli ultimi oltremontani Lasso e de Monte, che scrivono per il diletto e le virtù di una soave cantatrice.
Nel cd inedito – Per celebrare le virtù vocali di Laura Peperara, cantatrice mantova in forza al “Concerto delle dame” ferrarese, l’Accademia filarmonica di Verona commissionò ai migliori compositori dell’epoca una raccolta di madrigali. Così Marenzio, Merulo, Gabriele, Orlando di Lasso e Orazio Vecchi, tra gli altri, firmarono composizioni per una “polifonia femminile” ricca di allusioni alle figure del “lauro” o de “l’aura”, secondo una raffinata ricerca di corrispondenze poetico-musicali. La restituisce l’ensemble italiano del Canto di Orfeo, specializzato in polifonia rinascimentale, diretto da Gianluca Capuano.

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Firenze anno 1600
La Firenze medicea d´inizio Seicento, città non più egemone sul piano culturale come lo era stata oltre un secolo prima, continua tuttavia a comportarsi da capitale europea, concentrando entro la corte di Palazzo Pitti artisti e intellettuali spesso d´avanguardia. In città si sperimentano le prime forme di drammaturgia musicale e non mancano figure eclettiche, come quella di Antonio Brunelli, compositore e teorico, in grado di coniugare tradizione e modernità in un ampio catalogo di opere sacre e profane coeve e non meno interessanti di quelle del laboratorio musicale e teatrale della Camerata dei Bardi.

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Venezia nel Rinascimento
Nel libro – La città più cosmopolita e moderna dell’Europa cinquecentesca, Venezia, pullula di visitatori e mercanzie ed è capitale indiscussa dei nuovi media dell’epoca: i libri a stampa. Strumento musicale principale di allora era il liuto, al quale l’editoria veneziana dedicò numerose e fortunate pubblicazioni. Quei libri ci hanno tramandano fino a oggi i gusti musicali del cinquecento lagunare e internazionale, tradotti dal suono leggero e soave delle corde che, a Venezia più che altrove, ammaliavano ascoltatori provenienti da ogni dove.
Nel cd – Francesco Spinacino, Joan Ambrosio Dalza, Vincenzo Capirola, Filippo Azzaiolo fino a Vincenzo Galilei e Francesco da Milano. Sono gli autori dei Recercare, Saltarelli e Pavane per liuto stampati a Venezia nel Cinquecento e ora ritrovati da Massimo Lonardi, il più apprezzato liutista italiano di oggi.

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Bologna. L’università della musica
Nel libro – Bologna nel Settecento, città universitaria per antonomasia, brulica di intellettuali ed è capitale indiscussa del commercio librario. In questa città nasce, vive e lavora Giovanni Battista Martini, frate francescano, padre di tutti i musicologi, maestro di musica dal quale si recano allievi promettenti da tutta Europa (Mozart è uno di questi). Instancabile collezionista di fonti musicali manoscritte e a stampa, corrispondente assiduo dei maggiori musicofili eruditi del suo tempo, Martini è anche compositore elegante e originale.
Nei 2 cd – Eccezionalmente in un album doppio proponiamo una raccolta delle musiche rare, inedite e pressoché sconosciute di Padre Martini, uno dei personaggi più significativi della cultura musicale del Settecento: nel primo disco le opere “concertanti” per vasto ensemble, nel secondo quelle per pochi strumenti. In entrambi i casi i protagonisti sono i membri della bolognese Accademia degli Astrusi diretta da Federico Ferri.

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La Napoli degli Scarlatti
Nel libro – Un panorama musicale sul golfo di Napoli, che ne mostra i colori che lo connotavano tra la fine del Seicento e l´inizio del Settecento. Sono gli anni di Alessandro Scarlatti, degli ultimi viceré, di Giambattista Vico, di una metropoli del meridione – fra le capitali del turismo internazionale già allora – che sta in bilico tra le incerte tentazioni della modernità illuminista e le certezze sonnolente di un secolo d’oro al tramonto, una città in cui la musica – di chiesa, di palazzo, da camera – è scenografia onnipresente.
Nel cd inedito – In occasione dei 350 anni dalla nascita di Alessandro Scarlatti, una splendida antologia curata dal Centro di musica antica Pietà de’ turchini di Napoli per raccontare la capitale partenopea tra fine Seicento e primi del Settecento. Gli Scarlatti, Matteis, Porpora, Greco eseguiti da celebrati protagonisti quali Rinaldo Alessandrini, Il Concerto italiano, l’Ensemble Aurora con Enrico Gatti, Enrico Baiano.

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Roma cinquecentesca
Nel libro – Dal sacco di Roma al Giubileo, la Città Eterna seppe rialzarsi da un colpo mortale e divenne capitale del barocco grazie all´impegno materiale e al fervore spirituale di tanti uomini pii. Uno di questi, San Filippo Neri, aggregò intorno a sé una gran quantità di musici e di compositori, oltre che di fedeli amanti del canto, dando nuova vita a un genere di devozione musicale, la lauda, che riuscì ad attualizzare la musica cattolica avvicinandola al sentire comune. A distanza di quasi cinquecento anni, questi canti sanno ancora commuovere l´animo di chi li ascolta sin dalla prima volta.
Nel cd – Le Laudi e le altre composizioni di Frescobaldi, De Cavalieri, Ortiz, Carissimi scritte per l’Oratorio di San Filippo Neri, riscoperte ed eseguite dall´ensemble romano Musica Perduta.

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Salisburgo nell’età dei Lumi
Nel libro – Salisburgo città mozartiana per antonomasia, qui fotografata nell’età dei Lumi, offre l’occasione di parlare della musica da camera per archi e fiati del maestro di cappella mantovano Luigi Gatti, di stanza a Salisburgo a suscitare le invidie di Mozart padre, Leopold, insieme a quelle di Wolfgang Amadé. Mozart senior e junior sono qui a far da prezioso vocabolario italiano/tedesco – tedesco/italiano. E nell´epoca in cui tutta l´arte musicale è intenta a cantare, il violino non è l’unico complice nell’imitare la voce umana: l’elegantissime scritture di Gatti e di Mozart contemplano anche l’oboe in un dialogo alla pari con gli archi. Questo raffinatissimo laboratorio musicale si svolge sotto i vigili occhi di Hieronymus von Colloredo, arcivescovo illuminista di Salisburgo, intellettuale e aristocratico, di casato italiano e tedesco insieme, che è l´incarnazione dell’incontro tra le due culture.
Nel cd – La musica da camera per archi e fiati di Luigi Gatti (Quartetto in do maggiore per oboe, violino, viola e violoncello; Settimino concertante in fa maggiore per oboe, 2 corni, violino, violoncello e contrabbasso) e di Wolfgang Amadé Mozart (Divertimento KV131 in re maggiore per flauto, oboe, 4 corni, 2 violini, 2 viole e basso) eseguiti dall’Ensemble Zefiro, Alfredo Bernardini oboe e direzione.

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Le cantate del papa
Nel libro – Nella Roma barocca delle influenti famiglie Barberini, Borghese,Chigi, Pamphili, Colonna, Ottoboni, Ruspoli, di Cristina di Svezia, si sviluppa e s’irradia il genere della cantata tramite maestri come Luigi Rossi, Alessandro Stradella, Giacomo Carissimi, Bernardo Pasquini. La città eterna del cattolicesimo e della controriforma, è nel Seicento centro di musica alla moda, figlia del teatro ma adottata dalla chiesa, sacra e profana insieme, si una sensualità sottintesa perché – dinanzi a un pubblico di alti prelati – non può svelarsi tra scene e costumi, ma s’ingegna di evocarli tramite testi edificanti e morali.
Nel cd – Cantate per soprano archi e basso continuo di Stradella, Rossi, Pasquini e Carissimi eseguite dell’Ensemble Recitarcantando più la voce sopranile di Pamela Lucciarini e quella del basso Enrico Bava.

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Dresda negli anni di Bach
Nel libro – Dresda nel Settecento. Ovvero quando Bach scoprì Vivaldi. È questa la storia che raccontiamo nella seconda uscita di Antiqua. La storia della città bagnata dall’Elba e la storia di Bach hanno prodotto mari d’inchiostro: lì, nel Settecento, abitarono e operarono a lungo numerosi compositori di valore, mentre il Kantor vi passò soltanto in visita senza riuscire a mettervi solide radici. Ma non senza conseguenze: la città, come vedremo, riveste la funzione di centro propulsivo per l’appropriazione, da parte di Bach, dell’arte di Antonio Vivaldi. Un incontro tutto “virtuale”, è bene ricordarlo: perché questi protagonisti della musica europea operarono in territori limitati e circoscritti (l’area compresa tra la Turingia, la Sassonia e il Brandeburgo l’uno; Venezia, fondamentalmente, l’altro) e di persona non si conobbero mai. Ma altamente significativo per le commistioni tra stili nazionali e per le relazioni tra civiltà musicali nel Settecento. Nel libro si dà dunque uno spaccato della Dresda del Settecento intrecciando politica, società, arte e musica.
Nel cd – Nel cd allegato l’Arte dell’Arco diretta da Federico Guglielmo propone i Concerti per 3 e 4 clavicembali di Johann Sebastian e il Concerto per 4 violini di Vivaldi che Bach trascrisse alla tastiera: l’originale e il suo “arrangiamento” d’epoca. Più una curiosità: un Concerto per 4 clavicembali scritto oggi (da Gianluca Bersanetti), alla maniera di ieri. Dopo la trascrizione, una perfetta copia in stile. Proseguendo quindi nel gioco barocco dei rimandi e delle imitazioni.

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La Milano degli Sforza
Al racconto storico si unisce quello contemporaneo aperto sugli itinerari monumentali, nella forma di una guida di viaggio. 
Il primo percorso ci porta nella Milano degli Sforza: alla corte di Galeazzo Maria furono invitati i più famosi compositori fiamminghi, che popolarono il paesaggio sonoro milanese sacro e profano. Un periodo di fioritura per tutte le arti e le scienze che culminerà con l’arrivo di Leonardo.
Nel libro – Un itinerario illustrato sulla storia, la musica, l’arte, con una guida pratica per riscoprire la Milano tra Quattro e Cinquecento
Nel cd – L’ensemble Odhecaton diretto dal Paolo Da Col esegue con rigorosi criteri filologici musiche di Agricola, Compère, Martini e altri celebri maestri fiamminghi chiamati ad alimentare i fasti della Cappella musicale di Corte e del Duomo.

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